Infanzia 0-6 e pedagogia

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Cos’è l’autonomia? Perché è così importante nel bambino?

Parlare di autonomia nel bambino piccolo (0-3 anni in particolare) potrebbe sembrare un controsenso…Come può un bambino così piccolo essere autonomo? In realtà non lo è, e non lo può essere completamente, ma l’obiettivo per il bambino in questa fase della vita è quello di raggiungere una sufficiente autonomia, adeguata per la sua età, pur nella dipendenza relativa…

Credo che questo sia, nel momento storico che stiamo vivendo, un tema di grande attualità. Perché promuovere l’autonomia dei nostri figli, aggiungerei a qualsiasi età, è difficile e spesso inconsapevolmente boicottiamo un po’ questo processo…perché se separarsi dai genitori rientra nel normale processo di “individuazione” e tutti i bambini vogliono intraprendere questo cammino, a volte c’è un CONFLITTO DI INTERESSI: il genitore da un lato vuole l’emancipazione del proprio figlio, dall’altro può avere difficoltà a lasciarlo andare, o perché teme per la sua sicurezza, o perché ricorda e amplifica le difficoltà da lui incontrate quando era bambino nel separarsi dai propri genitori! Il problema è che “se troppo spesso trasmettiamo ai figli le nostre paure, loro possono smettere di crescere per noi. Per continuare invece a crescere emotivamente e acquisire identità, un bambino deve sentire che la sua crescita non minaccia il genitore e che c’è gioia da entrambe le parti, non paura!”

Spesso noi adulti siamo portati a pensare che il bambino abbia bisogno di tutto e con questa idea radicata nella testa tendiamo ad anticiparlo e ad intervenire sostituendoci a lui in ogni situazione che potrebbe far fare al bambino, invece, esperienza di autonomia e di capacità.  Un bambino che gradualmente conquista le sue piccole autonomie è un bambino che sviluppa autostima e che soprattutto comincia ad interiorizzare l’idea che può cavarsela da solo in molte situazioni quotidiane.

Abituare pian piano il bambino a reggere il suo biberon, pretendere che regga il cucchiaio per mangiare da solo, togliere il passeggino quando ormai cammina evitando di portarlo ancora alla scuola materna senza usare le sue gambe, sono solo alcune delle semplici azioni che, come bravi genitori, possiamo intraprendere per evitare di sostituirci ai nostri figli.. Il messaggio che si deve dare sin da piccoli deve essere chiaro: “mi fido di te, puoi farcela, sfida il mondo diventando grande!”

In un interessante articolo, che vi cito, di laura Cavana, comparso su Ricerche di pedagogia e Didattica su “Lo sviluppo dell’autonomia nell’educazione dei bambini. Un’indagine empirica nei servizi 0-6”, si legge che i genitori spesso appoggiano e favoriscono lo sviluppo dell’autonomia nell’educazione dei bambini più a parole che a fatti… tant’è che questo è spesso motivo di discontinuità tra nido e famiglia e ciò produce qualche risonanza negativa a livello educativo, poiché i bambini giustamente approfittano delle ambivalenze e delle ambiguità degli adulti a proprio vantaggio! Tutto questo a mio avviso dipende da 2 elementi essenziali:

  • Il fatto che genitori ed educatrici hanno spesso un’idea diversa di “bambino”. I genitori pensano che il proprio figlio sia sempre piccolo, e che non sia in grado di… (questa convinzione resta un po’ connaturata al DNA di mamme e papà, soprattutto delle mamme, anche quando i propri figli raggiungono la maggiore età!); le educatrici condividono invece l’idea di “bambino competente”; c’è un po’ il timore che il bambino si allontani da noi o il fatto di vivere di fronte alla voglia di autonomia dei propri figli una percezione di inutilità! La mamma che mette fretta alla bambina per vestirsi e cerca di aiutarla e la bambina che replica “ma mamma, faccio da sola, dici sempre che devo imparare a fare da sola ma poi vieni tu ad aiutarmi!!!”
  • E poi c’è la questione tempo! Sostituirsi o anticipare il bambino diventa allora comodo perché si va di fretta, non c’è tempo, si corre sempre! Il problema è che il tempo è tiranno non solo per noi, ma anche per i nostri bambini che, per sviluppare abilità di pensiero efficaci ed autonome, hanno bisogno da subito di sentirsi in grado di occuparsi di certe cose, per es. della propria persona, senza supporti inutili.

 

Paradossalmente se l’autonomia è considerata un obiettivo educativo importante (una delle finalità per es. del nido d’infanzia come servizio educativo, accanto a socializzazione e sviluppo dell’identità) assistiamo oggi ad una vera e propria proliferazione, sempre più in crescita, delle dipendenze, da sostanze e non (dipendenze affettive, gioco patologico, etc).

In questo particolare momento storico in cui la nostra esistenza è fortemente influenzata dal potere della tecnologia, è ancora più importante non favorire i legami di dipendenza che in forme diverse si manifestano nella nostra quotidianità e possono divenire problematiche. Si pensi alle new addiction, ovvero tutte le nuove dipendenze che non prevedono per es. l’uso di sostanze o alcol, ma che sono caratterizzati da comportamenti compulsivi e morbosi: dipendenza da internet, dal cellulare, dal pc, dallo shopping, dal lavoro…Abbiamo così bisogno di ottenere una gratificazione immediata e non tolleriamo nè dinieghi, nè attese! Non valorizzare allora il valore dei distacchi significa mantenere in atto dipendenze che con il tempo tendono a trasformarsi o a trasferirsi da un oggetto all’altro. Fare accettare le separazioni, i distacchi e i cambiamenti ai figli è un compito educativo necessario che serve a crescere e a cogliere il senso delle difficoltà da affrontare nella vita. Se questo non accade è facile cadere nella trappola seduttiva della dipendenza da qualcuno o da qualcosa (ci deve sempre essere qualcuno che mi gratifica subito o che interviene per tirarmi fuori dai guai!)

Anche perché se è vero che di certe esperienze non ricordiamo nulla (ma davvero mi è capitata quella cosa?!!), è anche vero che queste, specie se significative, restano impresse da qualche parte dentro di noi, nella nostra memoria inconscia caratterizzando il nostro umore e la nostra disposizione verso la vita… il clima che, tendenzialmente, ci accompagna.

Così per es. poco per volta il bambino, incoraggiato nelle sue piccole autonomie, si rende conto che le sue iniziative hanno un effetto positivo  e con la fiducia in sé sviluppa anche il gusto di esplorare e di avventurarsi in situazioni nuove. Egli trae la propria sicurezza non solo dalle competenze che lo sviluppo fa emergere, ma anche dal modo in cui gli altri gli rispondono e interagiscono: dal fatto che lo incoraggino, che gli trasmettano gioia e ottimismo. “La sicurezza interiore è un po’ un amalgama fatto di temperamento, carezze, volti familiari, ma anche di azioni, movimenti, scoperte piacevoli!”

Analogamente, se da quando incomincia a muoversi autonomamente, il bambino è incoraggiato ad intraprendere attività e iniziative , potrà acquisire fiducia in se stesso e questo sentimento aggiungerà qualcosa al concetto di sé che va formandosi. “Comincerà a pensare : SONO QUALCUNO, SONO IN GAMBA, POSO PROVARE A FARE COSE CHE NON HO MAI TENTATO…PAPA’ E MAMMA APPROVANO!”

Purtroppo spesso questo non accade e , sebbene inconsapevolmente, al bambino viene costantemente rimandato di “non toccare”. Il bambino può così perdere fiducia nelle proprie capacità e bloccare la sua curiosità, che è poi il motore che lo spinge a scoprire il mondo… “Non va bene cercare di scoprire ciò che c’è di nuovo, vorrei toccare e afferrare ma mi dicono di no, ho desideri cattivi, sono un bimbo cattivo…”

Questo non vuol dire che non dobbiamo mai contrastare i desideri del bambino, (i bambini hanno bisogno di argini e regole!) ma che deve esserci un equilibrio tra iniziativa personale del piccolo e interventi guidanti dell’adulto (i bambini hanno bisogno di affetto, di fare esperienza e di una guida). Ci devono quindi essere dei momenti e degli spazi in cui il bambino può prendere delle iniziative e sperimentare le proprie forze e trarre giovamento dai propri errori…si apprende anche attraverso una frustrazione!!!

Come possiamo allora concretamente fare per promuovere questa autonomia nel bambino?

Ci sono dei momenti in cui il bambino desidera essere attivo e vuole partecipare; l’adulto può allora favorirne l’autonomia assecondandolo e guidandolo in vari modi:

  • Verso i 15 mesi, per es., molti bambini sono capaci di tenere il cucchiaio in mano e di coordinare i loro movimenti, anche se in modo imperfetto. Quasi parallelamente compare anche la voglia di mangiare da solo. A volte questo desidero si manifesta prima e il bambino cerca di mangiare con le mani. Allora noi possiamo utilizzare un grande tovagliolo, proporgli dei cibi solidi o usare per un certo periodo il metodo dei 2 cucchiai: uno al bambino e l’altro all’adulto.
  • Ai bambini di 18-20 mesi piace spostare da un luogo all’altro oggetti di uso comune, come tazze e bicchieri. Se si dà fiducia loro aiutano e imparano a togliere dal tavolo i vari oggetti con attenzione…è un compito da grandi, perciò sono motivati a farlo e lo fanno coscienziosamente. Se il bambino appare preoccupato e rinuncia è perché qualcuno in casa è troppo ansioso o perché qualcuno gli toglie gli oggetti dalle mani o gli ripete troppo spesso “stai attento!”…Se invece può fare e sentirsi poi orgoglioso e soddisfatto , accetterà anche magari di buon grado di non fare altre cose, di non toccare oggetti preziosi/pericolosi…
  • Intorno ai 2 anni poi un bambino è capace di lavarsi e asciugarsi da solo le mani, anche se in modo imperfetto. Bisognerebbe lasciarlo fare! Certamente avrà bisogno di più tempo e magari di uno sgabello. La stessa cosa accade poi a 3-4 anni per gli abiti. Se lasciamo al bambino il tempo di sbagliare e correggersi, può vestirsi da solo! ( questo spesso non si fa o per una questione di tempo o perché ci si preoccupa che il bambino possa apparire in disordine…Questo tipo di intervento oltre che non favorire l’autonomia può nascondere altri messaggi…fare bella figura con gli altri è più importante di saper fare, vestire bene è più importante di giocare senza la preoccupazione di sporcarsi!)

Tutto questo per dire che da un lato il bambino ha bisogno di voi genitori, dall’altro la dipendenza contrasta con il desiderio di autonomia che contraddistingue ogni crescita. La spinta all’autonomia è sana per un bambino, come sano è promuoverla per il genitore. L’obiettivo dell’educazione è proprio quello di rendere il bambino autonomo e adatto alla vita e, probabilmente e indirettamente, anche più felice!

AUTONOMIA E NIDO D’INFANZIA

Occuparsi della quotidianità al nido significa valorizzare tutta una serie di apprendimenti pratici…e questa non è un’idea nuova , più di 100 anni fa Maria Montessori e le sorelle Agazzi avevano elaborato indicazioni per valorizzare il quotidiano e questo non solo al nido e alla scuola dell’infanzia! Purtroppo negli ultimi decenni di zelo cognitivistico si è persa di vista questa saggezza… oggi i bambini, se ci pensate, passavo sempre più tempo presso i contesti educativi/scolastici  e le richieste delle famiglie vanno nel senso di un orario sempre più lungo. La scuola non può pertanto limitarsi più ai soli obiettivi didattici, ma da servizio socio-educativo deve trasformarsi in ambiente di vita. Ciò significa prendere in carico tutto l’arco della giornata, dall’ingresso all’uscita.  Chi lavora nei nidi d’infanzia sa per esperienza che assistenza, cura ed educazione sono inscindibili… e i momenti di cura, mangiare, usare il bagno, riposare, etc, chiamati routine, non sono affatto noiosi, se ben organizzati.

Le ROUTINE del nido d’infanzia sono un po’ come le stagioni, ritornano sempre e non sono mai uguali a loro stesse, proprio perché è spesso in questi momenti che il bambino può sperimentare e consolidare le proprie autonomie. Intanto il ritorno delle routine è rassicurante come un rito, ma ha anche una forte valenza affettiva e relazionale; ci sediamo a tavola non per mangiare, ma per mangiare insieme! Le routine sono poi portatrici di un principio di realtà (ecco che ritorna la valenza del quotidiano anche da un punto di vista pedagogico)… sono un buon antidoto alla confusione dei nostri bambini che vivono oggi un eccesso di esperienze virtuali, bombardati come sono da stimoli ed eccesso di informazioni e, spesso, sono inconsapevolmente indotti a confondere fantasia e realtà…Durante le routine si invece torna con i piedi per terra! (si impara a infilarsi le scarpe, a infilarsi la giacca, a lavarsi le manine, a mangiare da soli, etc). Inoltre nelle routine ci sono tanti saperi nascosti e se le analizzassimo una ad una ci convinceremmo del loro valore cognitivo!

Lavarsi le mani per es. non è tanto semplice! Per aprire il rubinetto bisogna girare il pomello, se la cannella è troppo aperta, l’acqua schizza! L’acqua che scorre fa rumore, acqua e sapone mescolati insieme fanno rumore…quando laviamo le mani dobbiamo tenerle più basse delle braccia, altrimenti l’acqua scende giù verso i polsi e le maniche si bagnano…per lavare le mani si strofinano una sull’altra, etc…

L’autonomia del bambino in fondo si costruisce sulla solidità dei suoi legami, ovvero si basa su risposte di accudimento sicure, coerenti e organizzate. Il bambino i cui processi di crescita sono stati sostenuti nel tempo, diventerà un bambino con una sufficiente fiducia di base e sarà capace di distinguere il mondo familiare da quello esterno ignoto, ma non temuto, bensì esplorato con curiosità. In questo processo è fondamentale l’atteggiamento degli adulti di riferimento. Un accudimento sensibile non soffoca il bambino in un legame iperprotettivo  e incoerente, che impedisce i movimenti di autogestione, né espone il bambino ad esperienze più grandi di lui e che non è in grado di gestire.

Il genitore sufficientemente buono, e non perfetto, fa questo: riconosce il bambino come persona con bisogni propri, capace di funzionare in modo separato e di esplorare in modo sicuro e libero…questo gli permette di creare un’immagine interiore delle figure di attaccamento che lo farà sentire meno triste quando voi adulti vi allontanerete! In questo modo il vostro bambino potrà avviarsi, con la sua buona dose di base sicura, verso la conquista dell’autonomia!

Mi piace concludere con una frase che sintetizza perfettamente quanto finora detto, sperando di aprire in voi lettori uno spazio di riflessione: “I GENITORI DANNO DUE COSE AI FIGLI: LE RADICI E LE ALI. LA GRANDEZZA E IL VIGORE DI QUESTE ALI DIPENDE SEMPRE DALLA PROFONDITA’ E DALLA ROBUSTEZZA DELLE RADICI…”

Ed ancora :“AIUTAMI A FARE DA SOLO!”, motto della pedagogia montessoriana.

Dare fiducia ai bambini è un aspetto fondamentale e indispensabile. I bambini sanno fare, i bambini comprendono; spesso comprendono ciò che noi non comprendiamo… L’invito è allora quello di provare a prendercelo tutti questo tempo…il tempo di aiutarli a fare da soli!

 

17 novembre 2017

sintesi dell’intervento realizzato nel corso della Tavola rotonda con i genitori dei bambini iscritti presso l’asilo nido IL BRUCO di Pescara, sul tema dell’Autonomia del bambino nella prima infanzia. 1° appuntamento del Ciclo di incontri “Parliamone al nido!”

 

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